COMUNICATO STAMPA DEL 25.06.2004

   PESCA: MAI ATTIVATO IL PROGRAMMA REGIONALE PREVISTO DALLA        LEGGE 32 DEL 2000

 “Il programma regionale della pesca, previsto dalla legge n. 32 del 2000 non è stato mai attuato, ma con diversi sforzi si spera di renderlo operativo entro quest’anno”. Lo ha detto Anna Maria Manzo, del Dipartimento dell’assessorato regionale alla Cooperazione, commercio, artigianato e pesca durante l’intervento che ieri pomeriggio ha effettuato nel corso del convegno “Castellammare del Golfo, Catania, Patti: prospettive di sviluppo dei golfi” organizzato dal Cresm nell’ambito dei progetti “Poseidon Promozione”, cofinanziati dall’Unione europea. Il convegno, che si è tenuto alla Capitaneria di porto di Mazara del Vallo, era inserito nel programma delle manifestazioni  della fiera ittica italo-araba attualmente in fase di svolgimento a Mazara.

“Mazara – ha proseguito Manzo – ha tutti i crismi per diventare laboratorio non solo scientifico, ma anche economico al punto da consentire alla pesca di essere un settore in espansione e di sfruttare le grandi potenzialità che ha”.

Il presidente del Consorzio di ripopolamento ittico “Golfo di Castellammare”, Damiano Canzoneri e i commissari dei Consorzi di ripopolamento ittico di Patti e Catania, Riccardo Visigoti e Salvatore Morretta, hanno criticato la Regione per la mancata inclusione, nei Por, dei Consorzi che, è stato ribadito, “La Regione considera come bracci operativi. Conseguentemente appare inspiegabile che non vengano ammessi a finanziamenti e venga precluso loro di presentare progetti ad hoc per lo sviluppo delle fasce costiere”.

La rappresentante regionale, Anna Maria Manzo ha replicato che questo “è stato frutto di un mancato raccordo” è si è augurata che le parti possano tornare a dialogare in merito alla questione. Visigoti, inoltre, ha evidenziato le carenze della Regione anche dal punto di vista dei dati relativi al numero degli imbarcati che è fermo al 1997, ma anche in questo caso Manzo ha replicato che la carenza  è del Ministero.

Alfonso Modica del Ceom si è soffermato sull’importanza della certificazione del prodotto ittico, in parte previsto dalla legge e in parte ancora volontaria ma estremamente necessaria se si vogliono evitare anche le intossicazioni alimentari che nelle ultime settimane hanno fatto registrare, in Italia, delle morti. Salvatore Bulgarella, della 3T Blueline si è soffermato sulla tracciabilità dei prodotti della pesca del mare prevista da un regolamento comunitario, il n. 17 del 2002, che entrerà in vigore a partire dal primo gennaio 2005, ma del quale si parla molto poco e che appare pressocchè sconosciuto anche agli addetti ai lavori, cioè a quanti si dovranno mettere in regola. Il regolamento, che impone la conservazione e l’esposizione di alcune notizie riguardanti il prodotto, dalla produzione al mercato, definisce 5 principi generali fondamentali: l’affermazione del carattere integrato della filiera alimentare, l’analisi del rischio quale fondamento essenziale di tale politica, l’impegno della responsabilità degli operatori del settore, la definizione della tracciabilità del prodotto in tutte le fasi della filiera alimentare e il diritto dei cittadini a una informazione chiara e precisa.

Bulgarella, per la piccola pesca propone l’adozione di una etichetta che riporti, con codici convenzionali ma internazionali, il nome della barca che ha effettuato la pesca, il luogo e la data della pesca, la denominazione del prodotto, la pezzatura e il lotto. Lorenzo Barbera, presidente del Cresm ha sottolineato che i Consorzi, di cui ha apprezzato l’opera che compiono, devono attivarsi per un maggiore coinvolgimento dei pescatori, che costituiscono un valore aggiunto e che devono condividere le scelte sulla pesca. Solo così, per Barbera, si può raggiungere uno sviluppo locale integrato e sostenibile della fascia costiera. Anna Maria Manzo ha rafforzato la proposta lanciata da Barbera asserendo che è obiettivo anche del Dipartimento pesca della Regione sentire quali sono le esigenze dei pescatori.

Camillo Navarra, progettista e direttore dei lavori per il progetto “Poseidon Protezione” ha parlato del ruolo delle barriere artificiali nel ripopolamento ittico degli specchi di mare in cui vengono collocate. Le barriere, realizzate con il supporto scientifico del CNR, saranno collocate nel golfo di Castellammare, tra Calatubo e Balestrate, a circa 20-25 metri di profondità. Il professionista ha spiegato che saranno realizzate tre oasi che saranno disposte secondo i vertici di un triangolo isoscele, per evitare che l’una interferisca con l’altra. Ciascuna oasi è di tipo modulare e ha una dimensione in pianta di sei metri per sei metri. Al loro interno saranno collocati tubi di vario diametro che costituiranno la tana per i pesci.

Giovanni D’Anna, del CNR, ha specificato che le barriere sono frutto di una ricerca, lunga 15 anni,  svolta nel golfo di Castellammare e che il modulo è sperimentale e non si sa ancora come funzionerà. Eliana Asaro, della Biotecno, infine, si è soffermata sulla gestione della fascia costiera, sempre del golfo di Castellammare e ha evidenziato che per verificare la redditività di alcuni attrezzi la pesca sarà effettuata, in tempi diversi e una sola volta al mese con ciascun attrezzo, con le nasse, con il tremaglio e a strascico. Per effettuare tali esperimenti, che saranno portati avanti con l’ausilio delle imbarcazioni locali, l’area del golfo sarà suddivisa in 5 sotto aree. Con le nasse si cattureranno i gamberi, in particolare bianchi che vivono a una profondità inferiore ai 100-150 metri. La pesca con il tremaglio sarà effettuata in aree vietate alla pesca a strascico, mentre quest’ultima sarà svolta per valutare le risorse in senso universale. Dei pesci catturati sarà stabilita la specie, il numero di individui, la biomassa totale per ogni specie, il sesso e il peso.

 Venerdì 25-06-2004

                                                                             L’Addetto Stampa del CRESM

                                                                                       Margherita Leggio

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